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 I Famigliari: Alessandro Lodovico dei Rossi Borbone

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Sir_McPaulus

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MessaggioTitolo: I Famigliari: Alessandro Lodovico dei Rossi Borbone   Dom Gen 30, 2011 7:59 pm



....era estate ormai inoltrata...la notte era scura e scossa da lampi e tuoni...la pioggia scendeva copiosa, e fuori dal portone della chiesa si udirono dei gemiti...il parroco di Alessandria corse fuori, e in un fagotto trovò un piccolo bambino....la sola cosa che aveva con sè era una lettera rovinata dalla pioggia; le uniche parti rimaste leggibili resero note le generalità del piccolo, ma non si comprese bene la sua provenienza...
"Questo è mio figlio Alessandro,nobile rampollo della famiglia ...(parte illegibile)... Abbiatene cura."
Dallo stemma in ceralacca che chiudeva la lettera si dedusse che il piccolo fosse di nobili natali, probabilmente di origini anglosassoni, visto lo stemma con un'aquila, ma non si seppe altro perché lo stemma venne rovinato, e l'unico frammento rimasto raffigurava, per l'appunto, un'aquila, mentre la parte col nome della famiglia era illeggibile; ce ne sono talmente tanti di stemmi con aquile che le origini del piccolo rimasero, e sono tutt'ora, sconosciute.
Da quel 19 agosto al Bambino fu dato il nome di Sir Mc Paulus, da un fantasioso prete che non ho mai saputo chi fosse...voleva sottolineare i miei nobili natali, secondo lui ingesi, e poi Paulus non ho mai saputo da dove saltasse fuori....ma oramai cmi ci sono affezionato!!!!
Sir visse con gli ecclesiastici di Alessandria, ricevendo un'educazione di base sufficiente a permettergli di relazionarsi con il mondo esterno senza problemi.
Una volta messo piede fuori dal convento venne affidato alle cure della premurosa Ali che gli insegnò a muovere i suoi primi passi da solo in città, e,
appena ne fu in grado, Alessandro iniziò a lavorare in miniera e nei campi e entro breve tempo ottenne il suo primo campo di mais, che ancora oggi continua a mantenere.
Pian piano cominciò a conoscere la società Alessandrina e inizio a mettere le basi per crearsi le sue prime amicizie, senza però evitare di fare qualche figuraccia o di logorare la pazienza dell'ex tutor o di quello che a breve sarebbe stato il suo comandante...
Il 9/11 fece giuramento ed entrò come irregolare nelle CMM, sotto l'attento e premuroso controllo di Samantha_Valo.
La sua vita stava prendendo colore e oramai Sir sentiva di non essere più il "piccolo Sir", ma semplicemente Sir, e vedeva il suo futuro prendere forma...la forma di uno scudo e di una spada intrecciati, pronti per difendersi dai colpi avversari per poi infilare la stoccata vincente...
...il sogno più nascosto di Sir però rimaneva quello di tornare all'antica nobiltà, che non aveva mai vissuto ma che sapeva di avere nel sangue, e di tornare a vivere in un castello come gli avevano raccontato vivessero i suoi lontani parenti...
Nel freddo gennaio del 1459 Sir, dopo essere stato promosso Fante delle CMM, ricevette una lettera con uno stemma strano....un'aquila...tutto d'un tratto il cuore iniziò a battere freneticamente...non capì subito il perché, ma quello stemma gli balzò subito agli occhi come qualcosa di famigliare. La Dama che inviò la lettera, a lui sconosciuta, si firmava Maria Luna dei Rossi Borbone in Tuscolani...Gli diceva che dopo una lunga e attenta ricerca aveva finalmente scoperto che io ero suo figlio...raccontava che purtroppo in un momento di malattia dopo il parto mi aveva lasciato nelle mani di una balia di cui si fidava, che mi avrebbe dovuto accudire lì a Parma in casa sua, e che invece mi aveva portato ad Alessandria e era scappata con i soldi che le sarebbero serviti per crescermi; per questo sono rimasto per molto tempo senza una famiglia...
Nella lettera Maria Luna scriveva che voleva a tutti i costi che io mi ricongiungessi alla famiglia; mi avrebbe nuovamente accolto nel casato e sarei diventato, così, un Tuscolani, poiché il marito di Maria Luna, cioè mio papà, era Tancredi dei Tuscolani.
Sir non stava più nella pelle...ora la sua vita aveva preso una svolta in cui sperava, ma che non era mai riuscito a vedere così chiaramente...le sue origini nobili erano vere...in lui scorreva il sangue dei Tuscolani e dei Rossi Borbone, non sangue inglese come si credeva...
Il 18 gennaio 1459, in compagnia di una dama conosciuta per l'occasione (Elrindin), partì da Alessandria e viaggiò fino a Lodi, dove attese qualche giorno l'arrivo da Milano del Vice Prefetto di Parma, amica di famiglia (Italy78), che nel suo viaggio verso casa lo avrebbe accompagnato dai suoi genitori...
Il 22 Gennaio la svolta...Sir incontra a Lodi un gruppo di cui fa parte anche un suo conoscente...guardacaso si stanno dirigendo a Parma...così si unisce a loro e il 24, a notte fonda, entrano in città...
Le strade sono deserte, ma Sir avverte un'atmosfera particolare, un qualcosa di inspiegabile, ma che gli fa sentire che quella è casa sua...ma è tardi per perdersi in tali ragionamenti...il sonno da recuperare è tanto e Sir entra nel primo ostello che trova libero e dorme fino a tarda mattina.
Quando si alza esce per le vie della città e inizia a esplorarla...è bella, pulita e ordinata...c'è un po' di confusione per via di tutti gli ONE che sono arrivati, ma della sua famiglia non c'è traccia...dopo un paio di ore che passeggia venne a scoprire che li ha preceduti di un giorno...così andò a trovare un lavoro e poi, la sera dopo cena, continuò il suo giretto...l'aria era fredda e i suoi interessi oramai erano concentrati tutti sul giorno successivo...Sir non stava più nella pelle e non sapeva se sarebbe riuscito a dormire...ma ci provò!
Il primo impatto con la città di Parma è stato bellissimo, ma il giorno seguente sarebbe stato ancora meglio...l'inizio del secondo capitolo della sua vita...
Sir si era da poco svegliato, ma subito corse per strada, ancora mezzo addormentato e senza nemmeno aver fatto colazione!
Scoprì subito che la taverna di famiglia era aperta e sulla porta era affisso il cartello "Siamo Tornati!!"...un brivido corse lungo la schiena del ragazzo...si accostò alla porta...la spinse piano in avanti e entrò in taverna...ovviamente era prestissimo e non trovò nessuno all'interno, ma si sedette comunque ad aspettare...li si riaddormentò perchè il sonno della notte scorsa era stato molto agitato per via dell'eccitazione...ma ora si sentiva a casa e la stanchezza ebbe il sopravvento!
Dopo un po' di tempo un rumore lo svegliò...
Era sua sorella Issy! Una furia che lo travolse in mille abbracci! Dopo poco entrò anche suo fratello Mastro e la mattinata passò velocemente in allegria...non aveva ancora conosciuto i suoi genitori però...
Appena dopo pranzo Sir era ancora nella taverna...tutto solo...quando una sagoma femminile entrò...i 2 si guardarono...e senza dire nulla scoppiarono entrambi in lacrime! Sir aveva appena incontrato sua mamma Tamitti!!!
Nel tardo pomeriggio Sir ricevetta il colpo definitivo che completò quella fantastica giornata...conobbe suo padre, Conteromano.
Da oggi, pensò Sir, dal 25 gennaio 1459, per gli amici sarò sempre Sir, ma il mio nome vero sarà ufficialmente "Alessandro Lodovico dei Nobili Conti Tuscolani", e potrò dirlo a tutti con orgoglio!!!
I giorni a Parma trascorsero in felicità, Sir conobbe meglio i suoi parenti...ebbe a che fare con l'irruenza di Issy, con la prepotenza di Mastro, con la franchezza di mamma Tami e con la calma e saggezza di papà Conte...
Tuttavia il tempo è sempre tiranno e il 18 febbraio si avvicinava sempre più in fretta...quella infatti sarebbe stato il suo ultimo giorno di licenza, e entro quella data sarebbe dovuto tornare a Alessandria...un pensiero però si stava insinuando nel cervello di Sir...che come un piccolo tarlo scavava in continuazione...e ogni giorno diventava sempre più forte...il pensiero di trasferirsi a Parma con tutta la famiglia...
La licenza di Sir, però, finì prima del previsto...i problemi che si stavano verificando per la presenza delle armate ONE nel territorio Italico spinsero Sir a unisri all'esercito "VI Brigata, Aquile Nere" comandato da Umberto II.
In pochi giorni passò da Parma a Mantua...
Sentiva nell'aria l'odore della guerra, ma il suo unico compito per ora era quello di seguire gli ordini, e gli ONE erano semplicemente dei "cittadini" che incontrava per le vie delle città che visitava...forse entro breve sarebbero diventati nemici...
Ritornato a Parma senza avere la possibilità di combattere ci rimase per una settimana circa...e quella settimana gli cambiò la vita...
La sera del 24 febbraio incontrò una dama e subito furono entrambi travolti da una ventata d'amore...Ellybiker arrivò come un fulmine e ciel sereno e gli cambiò la vita!
In poco tempo i 2 si innamorarono pazzamente l'uno dall'altra e nulla li avrebbe potuti dividere, nemmeno le incombenze da soldato che avrebbero portato il Fante Alessandro lontano da casa sembravano poter minare quello che aveva tutto l'aspetto di un amore che non sarebbe mai potuto finire!!!

(continua)


Ultima modifica di Sir_McPaulus il Sab Mag 21, 2011 9:48 am, modificato 1 volta
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Sir_McPaulus

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MessaggioTitolo: Re: I Famigliari: Alessandro Lodovico dei Rossi Borbone   Ven Apr 15, 2011 10:29 am

(continua)

Durante il suo breve soggiorno a Guastalla Alessandro ricevette la promozione ad Armigero e, come regalo (anche se non volontario), l'esercito il giorno successivo tornò a Parma, dove il soldato potè riabbracciare la sua amata.
Le giornate trascorrevano felici nella cittadina che oramai era diventata casa sua...Alessandro rivide persino un vecchio amico alessandrino che non vedeva da molto tempo, il diacono Giotir! Insieme trascorsero delle belle ore in taverna a parlare del tempo che non avevano passato assieme, fino a che Gio non ripartì verso casa con la figlia, che era venuto a prendere proprio a Parma.
Il giovane non pensava ad altro se non ad aspettare ordini dall'esercito, che non arrivavano mai, e a stare col suo amore per più tempo possibile.
Una notte però arrivarono a Parma dei male intenzionati che si scontrarono con l'esercito che era fuori dalle mura...erano 5...già...erano.
Infatti in 5 contro l'armata di Fahellas non poterono nulla...ma la notizia che più segnò quella nottata fu il fatto che uno fu ferito gravemente dalla spada di Alessandro...mentre un secondo trovò la morte a causa della lama affilata di Alito di Serpente...quella notte Alessandro e la sua spada ebbero il loro battesimo...il battesimo a cui tutti i soldati prima o poi vanno incontro...il battesimo del sangue.
I più fortunati e abili vengono bagnati dal sangue del nemico...i più sfortunati invece vengono bagnati col proprio sangue...ma non fu questo il suo caso...

Finita l'allerta per il pericolo ONE dell'inverno 1458-1459 Alessandro fece ritorno a casa ad Alessandria...poco dopo il suo arrivo ricevette una lettera anonima in cui si diceva che per colpa di una strana malattia la sua amata Elly era passata a miglior vita...non si aggiungeva altro, la lettera si concludeva con un misero "Mi dispiace"...
Sir era distrutto...per giorni non uscì di casa se non per comprare un pezzo di pane...
Con il tempo superò anche questo duro colpo...e ad aiutarlo a ristabilirsi furono le soddisfazioni che gli dava la sua vita da soldato.
Il 30 marzo 1459 infatti Alessandro venne promosso Picchiere e gli si prospettò la possibilità di una missione...
Gli era infatti giunta voce che il nuovo Duca, il Conte Markus Gian Maria Casanova (Skioppo) avesse bisogno di una scorta per intraprendere un viaggio per il ducato...Alessandro si offrì volontario e la sua richiesta venne accettata...all'inizio di Aprile del 1459 Sir si mise in viaggio con Ffede e Thomaskeion verso Milano, dove incontrarono il Duca e da lì iniziò il viaggio per il ducato che come prima tappa aveva proprio Alessandria, la sua amata città natale che aveva da pochi giorni lasciato.
In tutto questo viaggiare però Alessandro non si dimenticava della famiglia...quando era partito da Parma mamma e papà stavano litigando pesantemente ed ora era da un po' che non li sentiva...era preoccupato, e le voci che gli arrivavano erano poco rassicuranti...mamma era praticamente sempre chiusa in casa e papà era in giro per il ducato con Rugiadasabina, una sua vecchia fiamma...avrebbe voluto stare vicino alla mamma ma gli impegni di soldato glielo impedivano...
"Un giorno tornerò a Parma", pensava in continuazione, ma intanto il suo presente era con l'esercito a seguito del Duca...

(continua)
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MessaggioTitolo: Re: I Famigliari: Alessandro Lodovico dei Rossi Borbone   Sab Mag 21, 2011 9:47 am

(continua)

Mentre era in viaggio con la massima autorità del ducato di Milano, Alessandro ricevette la notizia della morte del padre. Una misteriosa malattia se l'era portato via in pochi giorni! la notizia, tuttavia, non lo turbò più di tanto...non era il comportamento giusto che un figlio doveva tenere alla morte del padre, ma gli ultimi dissapori che si erano creati non gli permettevano di pensarla diversamente.
In quel momento però Alessandro non desiderava altro che tornare a Parma dalla Madre.
Ne ebbe l'occasione quando il duca decise di dirigersi proprio il quella città per uno dei suoi viaggi nel ducato.
in quei giorni lo zio Tancredi organizzò una battuta di caccia, a cui parteciparono molti membri della famiglia "Rossi", tra cui anche Maria Luna e suo figlio.
Le giornate precedenti erano stato belle per il ragazzo, in compagnia di quella famiglia lui stava sempre bene...anche se nello sguardo spento della madre rivedeva sempre la mancanza del padre.
Tuttavia la giornata della battuta di caccia iniziò col piede giusto.
Alessandro ebbe modo da subito di passare molto tempo con lo zio, che ammirava molto, e Maria Luna era sempre in buona compagnia a parlare.

(continua)
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MessaggioTitolo: Re: I Famigliari: Alessandro Lodovico dei Rossi Borbone   Mer Set 12, 2012 5:29 pm

(continua...)


Dopo un po' che girovagavano per boschi e prati, i cani riuscirono a intrappolare in fondo a una stretta valletta un maschio di cinghiale...tutti accorsero nel luogo, poichè ognuno avrebbe voluto scoccare la freccia mortale...il pendio da scendere era scosceso, i sassi franavano sotto gli zoccoli dei cavalli, ma non era il caso di pensarci "Il cavallo pensa da solo a stare in piedi, io devo arrivare a distanza di tiro da quel cinghiale!" continuava a pensare Alessandro.
Tutto d'un tratto sentì dietro di se un grande rumore, un tonfo seguito dal rumore di una piccola frana...si girò di scatto e no vide più dietro di sé il cavallo della madre...solo i segni di una scivolata sulla ghiaia e alcuni rami spezzati poco sotto..."Madreee!" urlò il ragazzo, ma non ricevette nessuna risposta. In breve tempo accorsero tutti nel luogo dell'incidente, ma quando Tancredi, sceso da cavallo, raggiunse Alessandro che come un fulmine era corso lungo il pendio rischiando di cadere a sua volta, si trovarono entrambi di fronte ad una scena terribile...Maria Luna, col volto pieno di lividi, bloccata, senza sensi, sotto al cavallo che doveva avere una zampa rotta e non riusciva ad alzarsi...spinsero la povera bestia di lato, ma per la donna non c'era nulla da fare...il suo cuore non batteva più...il silenzio calò in quella giornata che doveva essere di festa, tutti rientrarono mestamente alla rocca, increduli dell'accaduto...nessuno osava fiatare.
Alessandro aveva da poco perso il padre, e ora anche la tanto amata madre...era sconvolto, ma non riusciva a versare nemmeno una lacrima tanto era il dolore. Tutta la rocca si coprì di un'atmosfera lugubre per i giorni seguenti, anche dopo il funerale svoltosi nella cappella della famiglia dei Rossi, a cui parteciparono solo i famigliari e, in fondo ala chiesa, il Conte, fratello di Maria Luna, aveva acconsentito anche alla presenza della servitù...da quel giorno il volto di Alessandro fu segnato da una profonda ruga che rendeva l'espressione del ragazzo sempre cupa e seriosa, anche nei rari momenti in cui sorrideva...era solo al mondo...la vecchia famiglia si era praticamente dissolta nel nulla...ma quello stesso giorno lo zio Tancredi andò nelle stanze del giovane e gli disse: "Non devi pensare di essere rimasto solo al mondo, sai che ci siamo sempre tutti noi, la famiglia dei Rossi è anche famiglia tua". Pochi giorni dopo, consultando l'albero genealogico di famiglia, il conte scoprì che Conteromano non aveva mai concluso le pratiche per il riconoscimento del figlio, così si mosse subito per prendere ufficialmente Alessandro sotto la sua ala protettrice e gli permise inoltre di prendere il cognome della defunta madre: da quel momento in poi Alessandro Lodovico divenne a tutti gli effetti un "Rossi":
L'anno volò via veloce, Alessandro si dedicò solamente alla vita da soldato, rafforzando la sua corporatura e allenandosi nel combattimento...questa esperienza gli fu molto utile nei rari momenti in cui si trovò di fronte a briganti con i quali dovette ingaggiare dei combattimenti durante le nottate di sentinella fuori delle mura della città.
L'inverno passò veloce, come la primavera seguente...Alessandro viveva sempre ad Alessandria, la sua città natale, anche se la noia stava iniziando a riempire le sue giornate, e la vita del soldato gli stava sempre più stretta. Da quel maledetto incidente si era ripreso quasi del tutto, anche se ogni tanto si ritrovava da solo a fissare la luna, quando questa disegnava una falce nel cielo sereno e ripensava alla sua adorata mamma che da lassù lo stava sicuramente guardando e guidando lungo il cammino della sua vita.
In estate finalmente avvenne un fatto che risvegliò l'animo di Alessandro...suo zio, il Conte Tancredi, lo convocò a Parma per una questione della massima urgenza.
Una volta arrivato in città andò subito nel castello di famiglia, poco fuori le mura, dove lo zio lo stava aspettando a braccia aperte. Immediatamente lo invitò nel suo studio privato dove gli comunicò con grande soddisfazione di avere l'intenzione di nominare alcuni Cavaliere Feudali per amministrare i feudi delle sue 2 Contee, e uno spettava anche al ragazzo, qualora avesse accettato. Alessandro non stava più nella pelle, ovviamente rispose che per lui sarebbe stato un onore e pochi giorni dopo, alla presenza dell'araldo territoriale, avvenne la cerimonia di investitura! Ora Alessandro Lodovico dei Rossi poteva fregiarsi del titolo di Cavaliere di Gramignazzo!!!
Questa nomina fu di così grande importanza per Alessandro che da quel giorno inizò per lui una vita nuova.
Ritorno ad Alessandria, a ricoprire il suo ruolo nell'esercito, mosso da un animo nuovo, affrontava ogni impegno col sorriso e con la massima diligenza; riprese a frequentare il centro città e le taverne, dover non metteva piede dal giorno dell'incidente, ma la voglia di cambiare aria per un po' non gli era passata...gli mancava solamente qualcuno che gli facesse compagnia per intraprendere un viaggio, senza una meta precisa, con il solo intento di visitare posti nuovi e divertirsi dopo tanti mesi di sofferenza e tristezza...


(continua...)
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