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 [GdR] Visita alla Badia

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Tancredi
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MessaggioTitolo: [GdR] Visita alla Badia   Lun Lug 18, 2011 11:22 pm

Badia di S.Maria della Neve, Torrechiara

A Tancredi dei Rossi
Conte di Fidenza e Colorno
Palazzo dei Rossi, Parma

Mio Amato,
non vedo l'ora di incontrarvi, anche io ho molta voglia di voi, e credo di avere una bella notizia da darvi, ma vorrei comunicarvelo con sicurezza e sto aspettando il giusto tempo per essere certa dei miei pensieri,
a domani, vi aspetto...

il mio amore per voi non conosce confini o limiti

Vostra Corinne


Tancredi la lesse mentalmente per l'ennesima volta. Quindi la lesse ad alta voce mentre era nella sua stanza con il suo ospite. Quand'ebbe terminato, trasse un teatrale sospiro e ripose con cura la lettera in un cassetto. Quindi si girò verso di lui e sorrise.

Sono un uomo fortunato... lo sai?... anzi, siamo due uomini fortunati... disse rivolgendosi all'altro che lo stava ascoltando in silenzio. Io un pò di più però. Sottolineò gettando l'asciugamano per terra dopo essersi asciugato il corpo. Di donne così ne esiste una ogni mille anni... ed è mia! Disse beffardo. Tu dovrai accontentarti di qualcosa di meno... pur che tu possa sforzarti... lei sarà sempre la migliore di chiunque tu possa trovare in questo mondo. Tralasciando le mie figlie poi... direi che sei fregato!
Eeeehhhh... eh!
disse quell'altro gesticolando rabbuiato, indicando l'asciugamano, troppo distante da lui.
Inutile che ti lamenti. Accontentati e mettiti il cuore in pace. Tagliò corto Tancredi.

Che ne dici? Questi possono andare? Dopo averli scrutati un poco, sincerandosi della loro pulizia, e soprattutto senza attendere risposta dal suo interlocutore, Tancredi indossò i pantaloni che gli avevano portato. Se li abbottonò con cura... non avendo nient'altro addosso, doveva sincerarsi che fossero ben chiusi per evitare situazioni imbarazzanti nel momento meno opportuno.
Era appena uscito dal bagno e una domestica gli aveva portato gli indumenti puliti. Non si era curato di lei ne della sua nudità quando era uscito mezzo avvolto nell'asciugamano... non gli interessava poi molto. Aveva in mente soltanto la sua donna e nessun'altra. La domestica si dileguò in fretta imbarazzata.
Tancredi indossò quindi gli stivali alti da cavaliere appena fatti ricucire e spazzolare e si sedette sul bordo del letto per legare le stringhe.

Oohhhwww... sbofonchiò l'altro.
Ricorda... devi sempre cercare di stupire la tua donna. Lo so che sta qui a pochi minuti ma questi stivali fanno la sua bella figura... eh? Che ne dici? Si rialzò in piedi e si guardò soddisfatto, lasciandosi ammirare.
Non dici niente? Eh... che ne capisci te... disse voltandogli le spalle. Prese quindi la camicia appoggiata alla sedia e se la infilò. Si asciugò quindi i capelli ricci ancora umidi. Fuori tirava un forte vento e non era il caso di ammalarsi.
Tu che hai in mente di fare? gli chiese sempre dandogli le spalle. Secondo me... continuò Tancredi indossando il farsetto ti fai una bella mangiata e poi vai dritto a nanna. Magari farai impazzire un pò qualche domestica prima eh?seguì un attimo di pausa e poi, girandosi all'improvviso con un balzo Birbante!
Lui rise e si rotolò sul letto divertito. Anche Tancredi sorrise nel guardarlo. Si girò di nuovo verso lo specchio e si allacciò gli spacchi sulle maniche, cercando di tenere d'occhio le mosse dell'altro attraverso il vetro. Doveva stare attento... erano rimasti solo loro due nella stanza da letto ora.
Te la saluto dai... gli disse per confortarlo. Ti ha pure mandato da mangiare... spero abbia qualcosina ancora per me.... non sei il solo sai mio caro? sogghignò all'indirizzo dell'altro che parve rimanere imperturbabile. Questi era indaffarato ora... aveva trovato rotolandoci sopra poch'anzi, qualcosa che lo interessava tra l'abbigliamento di Tancredi rimasto ancora sul letto e non gli prestava più attenzione mentre il Conte continuava a parlare da solo... ... belle morbide... le condivideremo ancora per qualche anno ma poi saranno di nuovo tutte mie. Quindi ... ehi! disse ad alta voce richiamando la sua attenzione mentre gesticolava certe forme della moglie. Questi si girò di scatto guardandolo curioso con la bocca aperta. Era come se si fosse dimenticato della presenza di Tancredi e lo guardò con i grandi occhi verdi sgranati, attirati da quella voce possente e quella figura così familiare.
Parlo con te mio caro... hai capito che ti ho detto?
Tancredi fece la faccia impassibile ma l'altro ridacchiò quando lo vide così conciato, mezzo arruffato e dalla faccia buffa, come se lo prendesse in girò. Tancredi allora si incupì ancora di più inarcando le sopracciglia ed imbronciando le labbra. Ma questi rise ancora più forte, lasciando andare la sottile cintura di cuoio che teneva stretta tra le mani che tanta curiosità aveva attratto fino a pochi istanti prima. Il conte la prese via dalla sua portata. Ah eccola!
La indossò e fece il nodo sulla sinistra con la fibbia che rimaneva, come usuale era in quei tempi per gli uomini. Le donne la tengono a destra ricorda... o dietro la schiena... quando la indosserai, non sbagliarti mi raccomando! Non vorrai passare per una donnetta! Lo istruì mostrandogli il nodo ed il puntale della cintura, che penzolava poco più in basso sulla sinistra.
Bene... io vado. Tancredi prese il berretto piumato e se lo infilò in testa. Fece mezzo giro del letto per avviarsi verso la porta.
Non ti preoccupare. Ora arriva o Skarlotta o qualche domestica che ti darà da mangiare... io vado dalla donna più bella del mondo che mi sta aspettando e tu non puoi venire.
Non ne era convinto ma sembrava che avesse capito tutto. Soprattutto che lui non avrebbe visto la sua Corinne, che tanto gli mancava.
No! Lo rimproverò Tancredi avvicinandosi. Non fare così... no... no! Non fare quella faccina triste. So che lo fai apposta per impietosirmi ma te ne resti a casa! disse risoluto, con un tono che non avrebbe ammesso repliche.

Stai fermo eh... se cadi siamo fottuti. Gli ricordò Tancredi.
Giacomino cercò di afferrare la criniera di Tiberio ma ogni volta ritraeva la mano, mezzo spaventato e intimorito dall'animale che sbuffava. Dopo qualche istante i si metteva a fare dei versetti buffi da solo, come se ridesse di se stesso e ci riprovava, ottendendo il medesimo risultato.

Fermo... e lascia stare il cavallo di papà! Mannaggia a te e alle tue sorelle... Tancredi imprecò ma sapeva benissimo che le sue adorate figlie erano impegnate e non le colpevolizzava affatto. Skarlotta era impegnata nel suo volontariato per la difesa di Parma. Sofia era lontana e Lorybell anch'essa non poteva raggiungerli al castello. Jolene era a Fornovo in quanto suo marito Roberto era in licenza fino alla fine del mese e giustamente aveva salutato la famiglia per stare un pò con lui. Serenedi era ancora ad Udine, bloccata dalla vendita dei terreni.
Il piccolo di casa quindi fece la sua prima breve ma intensa esperienza a cavallo con il padre, ansiosi entrambi di abbracciare la moglie-madre, ancora a riposo nella Badia di Santa Maria della Neve.
Sappi che poi la badessa sarà ben lieta di prenderti in braccio tesorino... io e mamma dobbiamo fare... uhm... due preghierine assieme... e tu sei di troppo... forse presto avrai compagnia sai? gli ricordò Tancredi. Il piccolo dondolava divertito e per nulla spaventato, adagiato davanti alla sella, tenuto saldamente dal genitore. Guardava attorno a se il mondo colorato d'oro e rosso di una sera d'estate, con le farfalle e gli altri insetti che ronzavano tutt'attorno, ascoltando il frinire dei grilli ed il muggire di qualche mandria lontana, illuminato da un sole morente alle loro spalle. Innanzi a loro la Badia si stava avvicinando e con essa, si avvicinava la dama del loro cuore.
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Mar Lug 19, 2011 1:17 am

Corinne era stesa sul letto supina, guardava il soffitto e ripensava alle parole della missiva che le era giunta il giorno prima...

Palazzo dei Rossi, Parma.

A Corinne de Jourdonnais Sforza dei Rossi,
Contessa.
Badia di Torrechiara.


Mia bellissima sposa,
è passata una settimana sola e un'altra ancora deve passare. I pochi momenti di intimità che ci concedono le consorelle durante le mie visite alla sera, sono come piccoli spirali di luce che penetrano nel buio che la vostra assenza ha lasciato. Domani verrò a trovarvi spero nel pomeriggio, durante l'ora di preghiera.
Ho convinto la badessa per farmi entrare dove non potrei... mi mancate troppo... ho voglia di voi.

A domani mia amata.
Vi amo come non mai...

Vostro Tancredi.


la camera era piccola, ma molto confortevole, era sempre una contessa e la badessa le aveva riservato la stanza migliore del convento...
I suoi malesseri si stavano attenuando e a Corinne, tutto cominciava ad aver una spegazione semplice e naturale, tra l'altro non era la prima volta che le capitava un simile felice evento...


fra poco arriverà ... finalmente potrò abbracciarlo e gli dirò cosa sta per succederci ancora ... disse, sorrise e si stese su un fianco guardando fuori dalla finestra il castello e il cancello d'entrata, si notava in lontannza una figura a cavallo ...
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Mer Lug 20, 2011 10:23 pm

Tancredi sollevò il piccolo passandolo ad una giovane monaca che era sbucata di corsa dalla Badia e quindi smontò e lo riprese in consegna.
Grazie sorella. La ringraziò.
E' un piacere signor conte. E' un bellissimo bambino! Lo accarezzava mentre Giacomino tentava di afferrargli il copricapo nero sopra il velo che le fasciava la testa. Un'altra monaca arrivò per ammirare e giocare con il piccolo che ridacchiava mentre queste si concedevano un poco di distrazione dalle loro consuete faccende religiose, per fargli il solletico nella pancia.
Hai visto Giacomo che brave queste nuove amiche? Dovrò portartici più spesso... lo rimproverò. Ora infatti sembrava in estasi e si divertiva come non mai con le due giovani consorelle. Forse avevano da poco preso i voti e avevano ancora un sottile legame alla vita laica che le rendeva meno spirituali e rinchiuse in se stesse, ma più umane.
Tancredi era sempre rimasto fin da piccolo incuriosito ma anche timoroso della vita monastica, osservando da piccolo quelle lunghe processioni attorno al lago Como, nel periodo in cui era affidato alla zia Polimnia che lo portava ogni primavera, come tutti gli abitanti della città e delle contrade attorno, ad assistere alla benedizione delle acque del lago. Erano figure scure, silenziose e scavate nel volto e nel fisico. "Ma ricche nello spirito" aggiungeva sua zia, che veniva prontamente ribattuta, in modo ben poco religioso, da zio Sante. Soltanto a pericolo scampato, dopo qualche anno, apprese che era usanza delle famiglie potenti spedire i figli non primogeniti o in guerra o in Chiesa, come era accaduto infatti a suo zio Lucibello. Se avesse dovuto scegliere, avrebbe certamente preso la via militare. Ma lui, fortunatamente, non ebbe questo onere di scelta.

A riportare le due ragazze ad una condotta più casta, ci pensò la badessa che coprì con passo rapido e deciso i pochi metri che separavano l'Abbazia dal portone il legno dove Tancredi venne accolto prontamente e diede un sonoro scappellotto in testa ad entrambe.
Giacomino rimase d'apprima stupito dal suono e dalla reazione scomposta di quella sottile ma arcigna figura che era sopraggiunta. Dopo pochi istanti si girò verso il padre e gli si appiccicò contro al petto, spaventato. A Tancredi sembrò invece di aver sentito anch'egli il dolore, tanto fù violento il colpo. Una smorfia gli si dipinse sul volto.

Agata... Cristina... Non credo ci sia bisogno di dire niente... Tornate alle vostre preghiere mie care fanciulle... Le due monache fecero un cenno d'intesa alla loro superiora e dopo aver salutato Tancredi tornarono all'interno dell'edificio.
Ciò che gli fece raggelare il sangue fù la calma e la gentilezza nella voce della badessa, come se corpo e anima avessero agito come due cose completamente distinte. Gli si rivolse con lo stesso tono salutandolo ed accarezzando il piccolo il quale, dopo un attimo di diffidenza verso quella mano scarna che si avvicinava, si rilassò e fu subito attratto dal luccicare del crocefisso d'argento illuminato dal sole calante alle loro spalle, che aveva al collo la monaca, segno distintivo della sua superiorità verso tutte le altre che ne erano prive. Giacomino lo indicò con la manina, girandosi verso il padre, e sgranò gli occhi come se avesse visto qualcosa di meraviglioso.
Ohhwww oohww! Disse a Tancredi tutto eccitato e tornò ad allungarsi verso la collana. La badessa sorrise dolcemente mentre Tancredi arrossì imbarazzato, ritraendo il figlio.
Giacomino si lamentò e si agitò ancora di più in braccio al padre che si scusò con la monaca.

Signor conte non dovete scusarvi... sono creature innocenti. Che l'Altissimo benedica questa splendida creatura. Disse guardandolo. Poi spostò gli occhi sul padre, guardandolo come se gli stesse leggendo nella mente e nel cuore.
Vostra moglie vi aspetta... disse àtona e si girò, indicandogli di seguirla.
Tancredi ebbe un brivido. Bazzicava poco da quelle parti ed era sempre un uomo, forse un prete di una contrada vicina, che celebrava la messa e si era scordato di quella specie di aquila con il velo.
La seguì per i corridoi della Badia. Le monache che incrociavano o cambiavano strada girando in un altro corridoio o abbassavano lo sguardo. Non era un convento di clausura ma quella zona era vietata agli uomini... ma si poteva chiudere un occhio al conte dei Rossi.

Arrivarono quindi al chiosco della Badia, trasformato in un bellissimo e profumato giardino. I due uomini rimasero meravigliati dai mille colori di piante e fiori. La badessa battè le mani due volte per richiamare l'attenzione di tutte quelle presenti.

Sorelle... chi non si è offerta per la preghiera notturna, può tornare nella propria cella. Il debole vociare che si poteva udire appena entrati ora sparì del tutto e silenziosamente, una decina di monache infilò la porta alle loro spalle, rientrando nel dormitorio. La badessa fù l'ultima e salutò entrambi con una carezza su una guancia.
Che l'Altissimo protegga voi e la vostra famiglia. Sorrise e se ne andò chiudendo la porta alle proprie spalle. Giacomino guardò il padre. Questi si sincerò che la porta fosse chiusa e poi sussurrò al figlio. Non ho mai avuto paura di una donna... non prima di stasera. Gli confessò. Il piccolo gli prestò attenzione ma poi si guardo intorno, attratto dai colori che si facevano sempre più nascosti dall'ombra che stava avanzando. Fu lui il primo a vederla e poi Tancredi, attratto dalla gioia del piccolo che scalciava e parlottava contento verso la sua direzione. Al fianco di una bellissima gardenia infatti, vestita di un abito da novizia color panna, con il cappuccio calato sulle spalle, c'era il fiore più bello di tutti. Li guardava probabilmente da quando erano entrati. Nei suoi occhi verdi come quelli del piccolo, un velo di commozione e gioia. I miei uomini... disse sorridendo allargando le braccia verso di loro...
Amore... sussurrò Tancredi, muovendosi verso di lei...
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Gio Lug 21, 2011 12:44 pm

I miei uomini... disse sorridendo allargando le braccia verso di loro...
Amore... sussurrò Tancredi, muovendosi verso di lei...
Sembrava esser passata un'eternità, invece solo una settimana, li strinse a se come se stessero per sfuggirle di nuovo.
Mi siete mancati molto, presto uscirò da qui... e poi ho scoperto la causa dei miei malesserifece una breve pausa guardandoli entrambi e disse:
Amori miei ... presto avremo compagnia, aspetto un altro figlio marito mio, spero che non ti dispiaccia, so che la nostra famiglia è numerosa... e le nostre notti d'amore non hanno alcun limite aggiunse sorridendo... dovremo stare un po' attenti o ci ritroveremo davvero una caserma di bimbi!
Fissò lo sguardo sul marito, intanto Giacomino si lanciava fra le braccia della madre e sorrideva, lei mentre prendeva il piccolo cercava di scrutare i suoi occhi quasi per leggerne il pensiero, Tancredi era rimasto immobile , un po' sorpreso e un po' no, in fondo anche lui sapeva che doveva aspettarsi una così bella notizia...
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Ven Lug 22, 2011 8:45 pm

Amore ma è una notizia fantastica… è come pensavi quindi! Disse Tancredi dopo un attimo, eccitato al pensiero di avere un altro figlio.
Corinne fece un cenno di assenso e sistemandosi il piccolo seduto sul braccio destro, con l’altra mano prese quella del marito e la strinse nella sua, avvicinandola al ventre che ancora non mostrava alcun segno della piccola vita che conteneva. Tancredi l'accarezzò ed abbracciò entrambi. Il cuore gli batteva forte nel petto per l’emozione e la gioia. Lei aveva già avuto qualche avvisaglia ma poteva anche essere un qualche disturbo passeggero pertanto non avevano voluto diffondere alcuna notizia o illudersi. Per questo aveva scelto di riposarsi e dedicarsi alla cura di se stessa, scegliendo la tranquillità ed il fresco della Badia, per capire meglio ciò che il suo corpo le stava comunicando.
Sciolse l’abbraccio quanto bastava per poterla guardare negli occhi verdi meravigliosi che gli comunicavano tutto l’affetto e l’amore che poteva provare per lui, la sua famiglia e i suoi figli.
Ti amo si dissero all’unisono e sorrisero divertiti del loro affiatamento.
Si avvicinò lentamente al suo viso socchiudendo le labbra. Lei fece lo stesso, preludio di un dolce intenso bacio tra due innamorati ma pochi istanti prima un buffetto inaspettato raggiunse la guancia di Tancredi che scostò con il volto istintivamente. Dapprima sorpreso, cercò di capire chi e per quale motivo ma dopo un istante, nel vedere il volto del piccolo rabbuiato, con una mano che si teneva alla veste della madre e l’altra ancora protesa verso di lui, la mano che lo aveva colpito.

I due genitori scoppiarono a ridere per quella reazione del tutto inaspettata. Forse perché si era sentito tralasciato ed escluso da quel gesto d’amore o semplice gelosia, il piccolo aveva colpito il padre con un buffetto. Ora vedendoli ridere l’arrabbiatura sul suo volto lasciò posto ad un faccino sorridente e anche lui prese a ridacchiare per poi rigirarsi verso la madre ed affossarsi contro il suo petto divertito.


Ehii! Guarda che la mamma è mia… gelosino! disse Tancredi al piccolo con tono scherzoso, toccandolo leggermente su una spalla per richiamare la sua attenzione. Lui si girò e ridacchiò ancora guardando il padre e si riaffossò contro di lei, schiacciando il musetto contro la pelle morbida e fresca, emettendo dei gridolini buffi.
Pensa te… disse Tancredi quasi incredulo guardando Corinne che ancora sorrideva incolpevole. Accarezzò affettuosamente il capo al piccolo.
Guardalo come mi sta appiccicato… tutto suo padre! disse lei scrutandoli entrambi e poi mandò un bacio volante al marito, con un sorrisetto pieno di malizia.
Chiamalo scemo… disse Tancredi accennando al figliolo stretto al suo petto.
Si si… proprio due maialini siete! continuò rimproverandoli.
Ma ora andiamo amore… si fa buio. Possiamo andare dentro la chiesa. Nella mia stanza non credo sia possibile e poi le altre monache saranno tutte in cella e non potremmo parlare per non disturbarle. Corinne prese la mano del marito. Il piccolo si girò di nuovo per guardare le piante ed i fiori colorati del giardino che stavano attraversando per raggiungere l’altro lato del chiosco e quindi l’ingresso laterale della navata centrale della chiesa.
Tancredi socchiuse la porta mentre Corinne dondolava Giacomino che però non accennava a quietarsi. Dopo aver dato una rapida occhiata invitò la moglie ad entrare.
Si richiusero la porta alle spalle cercando di fare il minimo rumore. La navata era illuminata ormai solo da qualche candela appesa alle pareti e ad un paio di candelabri nei pressi dell'altare. Su di esso vi era un mazzo di fiori freschi e poco distante un leggìo con un libro aperto sopra. Buona parte della zona centrale era occupata da una fila di panche di legno molto semplici. Il pulpito saliva con una angusta scala a chiocciola, il tutto di pietra lavorata, e sovrastava lateralmente la navata centrale.
Essendo una chiesa relativamente piccola, non vi era un matroneo, il luogo sopra le navate laterali dedicato alle donne, e quindi in tra la prima e la seconda fila di panche poterono scorgere due monache inginocchiate a terra intente a pregare.

Ci sono solo loro due... disse sottovoceTancredi alla moglie, dopo essersi guardato attorno una seconda volta. Non dovremo recare disturbo alcuno se ci mettiamo in fondo.
Corinne rispose con un cenno silenzioso. Si spostarono nell'ultima fila ma Giacomino era attratto dalle luci delle candele appese alle traverse degli archi delle navate e non voleva proprio saperne di stare fermo.
Gli hai fatto qualcosa... guarda com'è agitato! Che gli avete dato da mangiare? chiese Corinne mentre lottava con il piccolo per tenerlo buono.
Non so amore... da quando ti ha visto ha cominciato ad agitarsi.spiegò il conte.
In verità... aggiunse guardando a terra, grattandosi dietro la nuca, mi pare non abbia mangiato proprio... doveva mangiare ma poi l'ho portato con me...
Ma povera stellina mia! Ecco cos'hai piccolo... ora la mamma ti da la pappa.
Così dicendo sistemo Giacomo per la poppata.
Il piccolo trovò così modo di quietarsi mentre Corinne lanciava occhiate roventi al marito, controllando sempre il figlio intento a mangiare con gusto.
Tancredi decise che era meglio lasciarli stare per ora e diede un'occhiata in giro. Non era cambiato molto da quando lo battezzarono circa otto mesi prima.
Il brusìo delle preghiere silenziose delle due monache si era interrotto. Si poteva udire soltanto il suono del piccolo che poppava. Le due monache infatti si erano girate per guardare Tancredi le riconobbe. Erano le due sorelle che erano state allontanate all'ingresso e spedite lì probabilmente per punizione. Si alzò quindi e si avvicinò loro. Queste lo accolsero con un sorriso.
Buona sera conte. Ci dispiace per prima e...si affrettarono a scusarsi. Ma Tancredi le interruppe con un gesto.
Non dovete scusarvi sorelle. Mi dispiace anzi per quanto accaduto e ora siete qui in punizione...
Non è una punizione che ci disonora e noi l'accogliamo con il cuore perchè ci avvicina all'Altissimo. Rispose quell'altra.
Tancredi sorrise e guardò dietro di se. Giacomino poppava ancora.
Se volete avvicinarvi e vedere potete andare da mia moglie... disse Tancredi alle due donne. E' una cosa bellissima vedere tanto amore in un gesto così semplice e naturale. Se non c'è l'Altissimo dietro a tutto questo, non saprei proprio dove cercarlo. Non sapeva se avesse detto una blasfemia o cos'altro ma era ciò che provava e non se ne vergognò.
Le due monache si guardarono e poi timorose si alzarono e a piccoli passi si avvicinarono a Corinne e Giacomino...


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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Lun Lug 25, 2011 10:24 pm

Il piccolo non succhiava più. Restava ormai appiccicato al seno della madre ma aveva già mangiato a sufficienza. Gli occhietti si socchiudevano stanchi. Era tenero guardarlo ora inerme tra le braccia di Corinne che lo mostrava alle due monache che si sedettero nella fila davanti alla sua.
Quanto tempo ha? chiese suor Cristina.
Quasi nove mesi ormai[/b][i] rispose lei senza mai staccare gli occhi dal pupo. Sorrideva ed era felice di aver avuto di nuovo quell’intimo contatto con la sua piccola creatura. Lo sentiva respirare piano e tranquillo ed anche lui la guardava attraverso le fessurine degli occhi che lentamente si facevano sempre più strette… tra poco il sonno sarebbe sopraggiunto, questione di qualche minuto.
Tra poco si addormenta… povero! disse suor Agata emozionata guardando la consorella. Suor Cristina sorrise ed assentì e poi le chiese: Non hai mai visto dei bimbi così piccoli? L’altra monaca tornò a guardare il piccolo e scosse la testa. I miei genitori mi dissero che mio fratello più piccolo, il secondo, era morto quando anche io ero troppo piccola per ricordare. L’altro mio fratello era già più grande invece. Spiegò lei.
Tancredi che nel frattempo era giunto alle spalle della moglie, assistette alla conversazione. Incuriosito, chiese loro da dove provenissero prima di entrare in convento.

La mia famiglia è di origine contadina… continuò la monaca mio padre mi mandò qui perché non riusciva a mantenerci tutti… sono nata a Mezzani, vicino Colorno, e la ancora vive la mia famiglia. Ora so che hanno avuto altri due figli… i miei fratellini. Spero di poterli vedere presto. Sospirò e concluse.
Fu quindi il momento di Cristina la quale tentennò. Guardò a terra, distante... sembrava triste o imbarazzata.
Corinne guardò Tancredi che sollevò le spalle.
Non ho chiesto nulla di male… le sussurrò nell’orecchio. Ma prima che lei gli rispondesse, la monaca iniziò il suo racconto.
Sono nata e cresciuta con il nome di Francesca Maria Terzi, figlia di Niccolò, nipote del grande Ottobono Terzi. Disse con fierezza. Corinne guardò il marito e lo vide stupito da quelle parole.
Non mi aspettavo di trovare una Terzi qui... disse lui.
Dopo la morte di mio padre quattro anni fa, la contea di Tizzano val Parma fu ripresa dallo Sforza ed il casato sparì letteralmente. Io fui affidata poco prima di morire alla corte di vostro padre e quindi in questo convento quando lui morì e lo Sforza si prese anche le vostre terre... ma ora i Rossi sono tornati. Disse lei guardandolo di sottecchi.
Tancredi abozzò un malcelato sorriso.
Vostro nonno Ottobono e mio nonno Pietro non si sono molto amati in passato... ma hanno anche combattuto assieme qualche volta...
Già... fintanto che il vostro non si portò via la testa del mio dopo che fu pugnalato a tradimento da uno Sforza a Rubiera, fino in lunigiana da suo fratello Giacomo...
ribattè lei sostenendo il suo sguardo.
Un giorno combatti assieme... il giorno dopo contro... disse Tancredi. Di certo anche i nostri padri hanno alternato molto la stima reciproca.
A seconda della convenienza... disse lei con un mezzo sospiro. ... e il mio non fece le scelte giuste.
E voi, conte Tancredi dei Rossi... a chi siete fedele?
chiese guardandolo. Negli occhi un velo di tristezza ma la testa era alta e la voce ferma.
Tancredi la fissò per un attimo. Guardò quindi la moglie che assisteva silenziosa e attenta all'inaspettata conversazione ed il piccolo, che ora dormiva.

Le lotte tra nobili non hanno fatto altro che devastare le nostre terre. Quante volte fu saccheggiata Parma? Quando il mio prozio fu cacciato dalla porta Santa Croce, arrivarono i Pallavicino... poi arrivaste voi e quindi i Visconti. Solo Aristotele sa quante volte questo è successo continuamente. Per non parlare della campagna circostante. Ed ogni volta un saccheggio con morti e distruzioni.
Sono fedele alla mia gente, alla mia terra e alla mia famiglia. Farò quanto possibile per evitare altra miseria.
disse guardando la monaca.
Guardate il piccolo dorme... disse Agata sottovoce che si risvegliò come da un sogno.
Conte... se volete possiamo prenderci cura noi del vostro piccolo figlio... penso che vorrete rimanere un pò a "pregare" con vostra moglie ora... disse la nobildonna decaduta avvicinandosi a Corinne. Questa guardò il marito come se avesse timore di affidare a quella donna la sua piccola creatura.
Tancredi accarezzò il capo alla moglie e le sorrise.
Sarà in buone mani amore.
Corinne quindi guardò la giovane di nuovo e delicatamente le passò il figlio. Questa lo prese con spiccata praticità come se fosse abituata con i neonati e cominciò a dondolarlo gentilmente. Guardò quindi Corinne e Tancredi e fece un cenno con il capo per ringraziare loro della fiducia. Agata invece era tutta agitata e guardava la consorella cullare il piccolo, seguendola d'appresso verso la prima fila dove sedevano fino a poco prima.
Amore possiamo stare sicuri? chiese Corinne preoccupata guardando davanti a loro le due monache sedute con il piccolo Giacomo addormentato.
Si... disse Tancredi con voce ferma e sicura. Quella donna ha un debito enorme da colmare nella sua anima. Suo nonno Ottobono era un grande condottiero ma è soprattutto ricordato per la sua crudeltà. Credo che voglia lasciare un buon ricordo del suo nome anche se credo che nessuno mai dimenticherà il passato. Magari si sente in colpa e ha scelto di restare per tentare di rimediare...
Poveretta... che pesante fardello...
disse Corinne guardandola con tenerezza.
Senti chi parla... madama Sforza... la rimbeccò Tancredi. E' colpa di un tuo parente se a mio padre furono tolti i titoli.
Un padre che nemmeno volevi più vedere?
chiese lei fulminandolo con lo sguardo... e poi poteva anche schierarsi con lo Sforzapiuttosto che con la giovane duchessa viscontea... chissà perchè avrà fatto questa scelta eh? Magari era anche giovane e carina...
Mhmmm
mugugnò Tancredi e l'affrontò fissandola negli occhi.
Che volete fare conte dei Rossi? Vendicarvi su di me? Una povera novizia? Corinne sbattè gli occhi innocentemente e Tancredi a stento trattenne una risata. La prese quindi per mano e silenziosamente si alzarono assieme.
Credo che abbiamo qualcosa da chiarire io e voi madame...
Dite? Vi seguo ovunque... monsieur...
rispose Corinne strizzandogli l'occhio, sogghignando maliziosa.

Dopo qualche istante i due sparirono nell'oscurità, nel fondo di una navata laterale mentre il piccolo Giacomo dormiva beato tra le braccia di una premurosa nobile quanto inaspettata balia.
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Tancredi
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Dom Lug 31, 2011 7:40 pm

Dopo circa un'oretta, i due cognugi tornarono dal loro piccolo maschietto che non appena li vide, si disinteressò completamente delle due monache e sobbalzò su se stesso, allungando le braccine verso la madre. Corinne lo prese sorridente da sotto le ascelle e lo sollevò per aria. Amore della mamma! Io e papà siamo tornati. disse lei accennando a Tancredi che nel frattempo ringraziò le due monache, osservando le loro reazioni.
Agata sembrava innocente e divertita, ringraziando a sua volta il conte, onorata per avergli fatto questo piacere. La monaca che ora rispondeva al nome di Cristina, gli sorrise complice.
Siete andati a darvi una rinfrescata alla fontanella qui dietro... signor conte dei Rossi? Gli chiese divertita.
Tancredi la guardò spiazzato per un attimo e poi annuì. Aveva le maniche della camicia bagnate e avvolte fino al gomito e qualche spruzzo di acqua sulla stessa. Il volto era stato asciugato da poco ed in fretta, lasciando tracce di umidità qui e la sulla corta barba e sulle sopracciglia. Corinne a sua volta aveva la veste asciutta e si stava sistemando il velo bianco da novizia sul capo, disturbata dall'azione del figlio che aveva in braccio.
Si... ci siamo... uhm rinfrescati qui fuori alla fontanella... fa un caldo... spiegò lei.
Il marito distolse lo sguardo imbarazzato e prelevò il figlio dalle braccia della moglie.
Saluta la mamma... noi dobbiamo andare prima che faccia buio pesto. Gli disse Tancredi.
Il piccolo si imbronciò ma non pianse. Guardò la madre che finì di sistemarsi e gli si avvicinò dandogli un sonoro bacio sulla guanciotta che lo fece ridere e nel frattempo baciò il marito.

A presto amore mio... gli disse Tancredi salutandola. Lei ricambiò commossa ma soddisfatta di averli visti. Anche le due monache li salutarono con la mano.

Uscirono dal portone della chiesa che dava direttamente sulla strada, senza passare di nuovo dal convento.
Recuperò il cavallo e montò in sella stando ben attento a tenersi stretto il figlio. Si allontanarono nella semi oscurità che avanzava, verso il loro castello.
Il piccolo sbuffava e parlottava arrabbiato. Tancredi gli accarezzò il capo affettuosamente...

Pazienta tesoro mio... ancora qualche giorno e tornerà a casa...

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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Dom Lug 31, 2011 8:20 pm

Corinne nel vederli allontanare e con l'espressione di Giacomino ancora impressa nella mente , si girò verso le monache e disse
mie care... il mio momento di tornare a casa è giunto, non posso aspettare neanche un'altra notte! avvisate voi la badessa
Senza voltarsi si incamminò verso la sua stanza, si cambiò d'abito indossando un pantalone comodo per cavalcare più veloce e poi uscì quasi come un automa, si diresse alla stalla del convento e prese il suo cavallo, lo sellò e vi salì sopra
La notte era giunta e Corinne sorridendo si lanciò al galoppo verso il castello , sperando di riprender per strada i suoi due uomini ...
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Tancredi
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MessaggioTitolo: Re: [GdR] Visita alla Badia   Dom Lug 31, 2011 10:42 pm

Stavano imboccando la strada che portava al castello, deviando da quella principale, quando sentì il rumore di un cavaliere sopraggiungere dietro di loro. Voltò il cavallo per fronteggiarlo, mettendo mano istantaneamente all'elsa della spada e stringendo con l'altra il figlio per proteggerlo. Ma il cuore che batteva forte per l'adrenalina, gli si riempì di gioia quando la riconobbe e i suoi muscoli si rilassavano.
La sua donna li aveva raggiunti. Anche il piccolo la vide e cominciò ad agitare le braccia contento, abbracciato stretto come un pupazzetto dal padre.

Amore!! Ma... torni a casa?! Chiese Tancredi meravigliato.
Lei annuì respirando affannosamente dopo quella galoppata. Si avvicinò al marito e prese il piccolo in braccio, mettendolo a cavalcioni sulla sua sella, tenendolo ben saldo con una mano.

Che bravo il mio ometto che sta a cavallo disse lei ridendo guardando il bimbo che si teneva goffamente alla mano della madre, per nulla spaventato.
Tancredi affiancò il suo cavallo e la prese per mano. Bastò uno sguardo tra i due per comunicarsi quell'emozione infinita che stavano provando in quel momento.

Non sarei resistita ancora senza i miei amori...disse lei felice, mentre una lacrima di gioia le solcava una guancia.
Bentornata a casa amore mio... disse dolcemente Tancredi mentre assieme passarono sotto l'arco di ingresso della cinta muraria che proteggeva l'ingresso al borgo.
Ehh ehhh... gne! Aggiunse il piccolo, agitando i pugni contro il collo del cavallo.
Ecco vedi? Disse Tancredi alla moglie Anche Gmino è d'accordo... e si arrabbia se vai via ancora!
Uhm...
soppesò lei il signorino qui si è abituato male! Quando mai ha fatto quest'ora ancora sveglio? E poi guardalo quanta energia!
I due risero divertiti mentre un paggio gli si fece incontro per accudirsi dei cavalli e le guardie del castello e gli abitanti del borgo presenti, salutarono la loro contessa, finalmente tornata a casa.
La notte a Torrechiara si fece quella sera più accogliente e serena come non mai.
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